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Zollino: il griko, la pizzica e l'identità greca del Salento

Zollino8 ottobre 2026

Zollino è uno dei borghi più raccolti e silenziosi della Grecia Salentina, quella piccola isola ellenofona nel Salento leccese dove il grico — l'antico idioma greco-salentino — ha resistito ai secoli con tenacia straordinaria. Con meno di duemila anime e un territorio che si apre a circa 18 chilometri da Lecce verso l'entroterra meridionale, Zollino è parte di quella comunità di nove comuni — insieme a Calimera, Martano, Corigliano d'Otranto, Sternatia, Soleto, Martignano, Castrignano dei Greci e Melpignano — che condividono il patrimonio linguistico e culturale più singolare del Sud Italia. In grico il paese si chiama Tsuḍḍinu, con quella musicalità inconfondibile che distingue l'idioma ellenofono salentino da tutte le altre parlate del Meridione.


L'enigma del nome


Sull'origine del toponimo Zollino si confrontano diverse ipotesi, nessuna definitivamente accettata. La più accreditata lo ricollega a Soletino — ovvero Piccola Soleto — a indicare che l'attuale paese sarebbe nato come emanazione o dipendenza dell'antica città messapica di Soleto, con la quale condivide lo stesso simbolo nel blasone civico: il sole. Questa etimologia è supportata dal confronto araldico tra i due centri e dalla prossimità geografica. Una seconda ipotesi fa derivare il nome da un cognome greco-bizantino basato sulla radice tsuli — che in greco antico significa "cencio" — con l'aggiunta del suffisso locativo che indica appartenenza a un determinato proprietario di terre. Nei documenti medievali il paese compare come casale Zurlini e casali Zullini, denominazioni che sembrano confermare un'origine connessa a un nome di famiglia.


Preistoria e storia medievale


La presenza umana nel territorio di Zollino risale alla preistoria, come attestano i monumenti megalitici ancora parzialmente conservati nelle campagne circostanti: il menhir di Sant'Anna, il menhir "della Stazione" e un dolmen testimoniano insediamenti antichissimi su questa porzione di Salento. Il paese ha ricoperto per secoli un ruolo strategico come nodo di collegamento tra la costa ionica e quella adriatica, posizionato lungo una via naturale che metteva in comunicazione i due versanti della penisola. Nel Medioevo appartenne alla contea di Lecce governata dai Normanni di Altavilla: nel 1190 re Tancredi infeudò il casale a Berleghiero Chiaramonte. In periodo svevo entrò a far parte della Contea di Soleto, poi passò agli Angioini e infine fu assorbito nuovamente dalla Contea di Lecce quando, nel 1384, Maria d'Enghien si unì in matrimonio al conte di Soleto Raimondello Orsini del Balzo.


Il grico e la Grecia Salentina


La partecipazione di Zollino alla Grecia Salentina non è soltanto un dato geografico o amministrativo: è un'appartenenza culturale vissuta con orgoglio e senso di responsabilità. Il grico parlato qui porta tracce dell'antico greco che i linguisti faticano ancora a classificare definitivamente: oscilla tra il greco medievale importato durante la colonizzazione bizantina e forme ancora più arcaiche che potrebbero risalire alla Magna Grecia. Indipendentemente dalle origini filologiche, questa lingua è un patrimonio dell'umanità in miniatura, tenuto in vita da associazioni culturali, corsi scolastici, eventi musicali e dalla famosa Notte della Taranta di Melpignano. Il comune di Zollino partecipa attivamente a queste iniziative e ospita manifestazioni che ogni anno richiamano appassionati di musica tradizionale da tutta Europa.


Il paesaggio e la vita rurale


Come tutti i paesi della Grecia Salentina, Zollino è immerso in un paesaggio di campi coltivati a ulivo e vite, intervallati da muretti a secco e da affioramenti calcarei che danno al territorio una spiccata aridità visiva. Le masserie storiche nelle campagne circostanti portano nomi che mescolano latino, greco salentino e dialetto, testimoniando la sovrapposizione di culture avvenuta in questo angolo di Puglia nel corso dei millenni. La piazza principale e il centro storico conservano un'architettura modesta ma autentica, fatta di case in pietra leccese che si addossano l'una all'altra in una geometria compatta, difensiva, tipica dei borghi salentini costruiti in epoche di insicurezza.

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