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Supersano: ulivi millenari e il Parco dei Paduli nel Salento meridionale

Supersano8 ottobre 2026

Supersano è un comune di circa 4.000 abitanti che si adagia sulle serre salentine nel cuore del basso Salento leccese, in un paesaggio dominato da un'olivicoltura millenaria e da emergenze naturali di raro valore. Il nome del paese — che nei documenti antichi compare come Supleczani o Supplessano — ha affascinato per secoli gli studiosi: l'ipotesi più suggestiva lo ricollega all'espressione latina super sanum, ovvero "più che sano", un elogio della salubrità dell'aria e dei terreni che caratterizzavano un territorio ricoperto dal vastissimo Bosco Belvedere, oggi in larga parte scomparso ma ancora parzialmente sopravvissuto nel Parco dei Paduli e nell'Oasi Naturale della Serra di Supersano. Una seconda interpretazione vede nel toponimo un prediale derivante dal nome romano Sulpicius, proprietario originario di queste terre.


Le serre, le voragini e il carsismo


Il territorio comunale di Supersano, esteso per oltre 36 chilometri quadrati, è modellato dalla presenza dei rilievi delle serre salentine, con quote che variano dagli 85 ai 171 metri sul livello del mare. L'abitato si sviluppa longitudinalmente da nord a sud, quasi parallelo al costone della Serra di Supersano-Ruffano. Uno degli elementi più spettacolari del paesaggio locale sono le voragini naturali dette "Fao" e "Vora": si tratta di grandi inghiottitoi carsici formatisi per il cedimento del soffitto di cavità sotterranee scavate dall'acqua nel calcare, fenomeno frequente in tutta la penisola salentina. Queste aperture improvvise sulla terra hanno alimentato per secoli la fantasia popolare, entrando nelle leggende locali come luoghi di meraviglia e timore.


Il Parco dei Paduli e l'Oasi della Serra


Nelle campagne di Supersano sopravvivono due aree naturali protette di notevole interesse ecologico. L'Oasi Naturale della Serra di Supersano tutela un tratto di paesaggio rupestre con vegetazione spontanea della macchia mediterranea, habitat per specie animali e vegetali che si sono adattate nel corso dei secoli all'ambiente calcareo arido. Il Parco dei Paduli è invece un'area rurale più ampia, caratterizzata dalla presenza di estesi uliveti pluricentenari — molti dei quali con tronchi di diametro superiore al metro — e da querce isolate che sono le ultime testimoni dell'antico Bosco Belvedere. Questo bosco, che nei secoli passati ricopriva gran parte del territorio di Supersano e dei comuni vicini, è stato progressivamente disboscato per fare spazio all'agricoltura, ma i superstiti che sono rimasti in piedi nei Paduli hanno la maestosità silenziosa dei patriarchi vegetali.


Storia e feudalità


Le origini di Supersano sono antichissime: nel Pliocene, quando la penisola salentina era ancora in parte sommersa dal mare, questa zona faceva parte di un'area costiera che poi si è elevata per sollevamento tettonico. Nella preistoria il territorio era coperto da boschi e popolato da fauna ormai estinta. Nel Medioevo il feudo passò attraverso le mani di diverse famiglie nobili pugliesi, seguendo le vicende comuni a tutto il Salento: Normanni, Svevi, Angioini e poi le casate locali che controllavano questi territori come signori feudali fino all'abolizione del sistema nel 1806. La memoria del passato feudale è ancora visibile nell'architettura del centro storico, con la presenza di strutture difensive e di edifici signorili che testimoniano le ambizioni delle famiglie che hanno governato questo angolo di Salento.


La tradizione dell'olio


L'ulivo è l'asse portante dell'economia e dell'identità di Supersano. Gli ulivi del Parco dei Paduli non sono semplici piante agricole: sono monumenti naturali che sopravvivono da secoli, testimoni muti di generazioni di contadini che hanno dedicato la loro vita a coltivarli, potarli e raccoglierne i frutti. L'olio prodotto a Supersano rientra nelle denominazioni di origine protetta del Salento e conserva le caratteristiche di un extravergine di qualità, con sentori fruttati e amarognoli tipici del Negroamaro tardivo e delle varietà locali. La raccolta autunnale, ancora in parte manuale, è uno dei momenti più intensi del calendario agricolo locale.

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