San Donaci è un comune di oltre 6.000 abitanti nella provincia di Brindisi, posizionato lungo la direttrice stradale che collega Lecce con Taranto, a cavallo tra il Salento e l'area brindisina. Il suo territorio pianeggiante è dominato dagli oliveti e dai vigneti che ne caratterizzano l'economia agricola sin dall'antichità. Il nome del paese è di interpretazione controversa: secondo lo storico Giacomo Arditi deriverebbe da Donatoci, participio passato del verbo "donare"; altri studiosi lo collegano al culto medievale di san Dana, venerato nel Salento anche come san Danax o Danace; un'ipotesi più recente lo ricollega invece al latino dominicum, termine con cui si indicava una proprietà non concessa in feudo ma tenuta direttamente da un ente ecclesiastico, il che lo renderebbe uno pseudo-agiotoponimo.
Dalla grotta preistorica alla presenza romana
Il territorio di San Donaci era frequentato dall'uomo già in epoca preistorica: nella grotta in contrada Mariana sono stati ritrovati vasi e rudimentali armi litiche risalenti all'età della pietra. In epoca messapica e poi romana, il territorio continuò ad essere popolato: in contrada Cuciulina è stata scoperta una piccola necropoli di quattro tombe con iscrizioni latine, in contrada Palazzo i resti di una villa prediaria e in contrada Mea quelli di una villa rustica. Questi ritrovamenti compongono un quadro di presenza agricola e insediativa diffusa, che probabilmente si svolse in stretta connessione con le città messapiche vicine prima e con le strutture rurali romane poi.
Feudo arcivescovile e gli Albanesi di Scanderbeg
Le prime tracce di un insediamento consistente risalgono al X secolo, nel periodo in cui il Salento era sotto il dominio dell'Impero Bizantino. Secondo la tradizione, San Donaci fu originariamente un casale della Foresta Oritana, un vasto dominio ecclesiastico dell'area di Oria. Nel XII secolo il feudo fu dato in gestione all'arcivescovo di Brindisi Bailardo, e da quel momento la giurisdizione ecclesiastica sul paese rimase pressoché ininterrotta fino alla fine del Settecento, quando Ferdinando IV di Borbone lo assegnò a un governatore regio. L'unica eccezione significativa si verificò nel 1461, quando Ferrante I d'Aragona assegnò il feudo di San Donaci a Giorgio Castriota Scanderbeg come ricompensa per il sostegno militare nella guerra contro Giovanni II di Lorena. Tuttavia la colonia albanese che si era insediata nel paese preferì abbandonarlo e restituirlo all'arcivescovo di Brindisi, tornando ai territori albanesi del Mezzogiorno.
Il patrimonio architettonico
Il monumento civile più importante di San Donaci è il Castello, o Palazzo Arcivescovile, residenza storica degli arcivescovi di Brindisi che esercitavano il loro dominio sul feudo. La chiesa matrice di Santa Maria Assunta, costruita nel 1899 su un precedente edificio sacro, è un elegante esempio di tardo neoclassicismo pugliese con una facciata sobria e un alto campanile visibile da lontano. Di grande valore devozionale è invece la piccola chiesa di Santa Maria delle Grazie, oggi cappella del cimitero, che conserva un affresco della Madonna con Bambino databile al XV secolo — un'immagine di rara bellezza che testimonia la qualità della pittura sacra del Salento rinascimentale.
San Cesario di Lecce: alle porte di Lecce tra tradizione e modernità
SuccessivoSan Donato di Lecce: borgo rurale nella piana leccese
Opinioni dei visitatori
Commenti
Ancora nessun commento — sii il primo a condividere la tua esperienza!