Se c'è un vino che racconta il Salento meglio di qualsiasi altro, quello è il Negroamaro. Non perché sia il più elegante o il più conosciuto a livello internazionale, ma perché è il più radicato: un vitigno autoctono che da secoli cresce su questa terra, si nutre del suo sole, beve la sua pioggia scarsa e produce un vino che non somiglia a nessun altro. Intenso, caldo, profondo, con quella nota amarognola che è già nel nome.
Il vitigno e il territorio
Il Negroamaro è un vitigno a bacca rossa coltivato principalmente nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Cresce in un territorio caratterizzato da estati lunghe e calde, precipitazioni scarse, suoli calcarei e argillosi che trattengono il calore e drenano bene l'acqua. Queste condizioni sono per il Negroamaro l'ambiente ideale: il vitigno è resistente alla siccità, adatto alla tradizionale forma di allevamento ad alberello pugliese — quella vite bassa e tozza che protegge i grappoli dal vento e dal calore eccessivo e che caratterizza visivamente i vigneti salentini.
Il nome rispecchia la natura dell'uva: "negro" per il colore intenso, quasi nero, degli acini a completa maturazione; "amaro" per il profilo tannico e la nota amaricante caratteristica che si ritrova nel vino finito.
Il vino: caratteristiche e versioni
Il Negroamaro può presentarsi in diverse versioni: rosso fermo, rosato, e in blend con altri vitigni autoctoni come la Malvasia Nera. Nella versione rossa si caratterizza per un colore rubino profondo, aromi di frutta scura matura, spezie, tabacco e note terrose. I tannini sono tendenzialmente morbidi, e l'acidità contenuta ne fa un vino adatto agli abbinamenti con la cucina salentina — carni alla brace, agnello, formaggi stagionati.
Il Negroamaro è il vitigno base di alcune delle denominazioni DOC più importanti del Salento: Salice Salentino DOC, Brindisi DOC, Copertino DOC, Leverano DOC, Squinzano DOC. In ognuna può essere vinificato in purezza o in blend con percentuali variabili di Malvasia Nera.
Il rosato: la scoperta del mondo
Negli ultimi decenni, il Negroamaro vinificato in rosato ha conquistato mercati nazionali e internazionali. Il rosato salentino — con il suo colore cerasuolo intenso, i profumi di fragola, ciliegia e fiori, la freschezza al palato — ha dimostrato che i grandi rosati non vengono solo dalla Provenza. È oggi uno dei vini più esportati dalla Puglia, un ambasciatore del Salento sulle tavole di mezzo mondo.
Un vino e un paesaggio
Capire il Negroamaro significa capire il paesaggio del Salento: i vigneti ad alberello tra gli ulivi, la terra rossa, il cielo azzurro, l'aria secca di agosto quando l'uva matura. È un vino che ha il Salento dentro — nel colore, nel profumo, nel carattere. Bere un bicchiere di Negroamaro buono è, in qualche modo, portarsi a casa un pezzo di quella terra.
I taralli salentini: il pane croccante che non finisce mai
SuccessivoIl pasticciotto: il dolce nato da un “pasticcio” diventato simbolo del Salento
Opinioni dei visitatori
Commenti
Ancora nessun commento — sii il primo a condividere la tua esperienza!